Intervista alla curatrice Lucia Mannini sulla mostra “Lloyd – Paesaggi toscani del’900”

Lloyd non sembra un nome italiano …

«Infatti Lloyd è un artista nato in Italia, ma di origini gallesi. Si è formato tra Livorno e Firenze, ma ha sempre mantenuto la cittadinanza britannica. Da vero britannico».

La sua formazione però è tutta italiana?

«Ha iniziato nello studio di Micheli, un allievo di Fattori, dove si riunivano numerosi giovani artisti, tra i quali Oscar Ghiglia e Modigliani. Nelle pagine delle sue memorie Tempi Andati chiama Fattori “Maestro” riconoscendo una grande autorità all’ormai anziano macchiaiolo». 

Interessanti poi sono le sue memorie su Modigliani …

«Ne schizzò pure il ritratto! Sì, il suo rapporto con Modigliani è un episodio chiave per comprendere la personalità dell’artista: Lloyd apparteneva a una famiglia agiata di commercianti, Amedeo invece era figlio di intellettuali ed entrambi si trovavano a Livorno nello studio di Micheli. Secondo Lloyd “Dedo”, così lo chiamava, era troppo celebrale, disegnava poco e più con il cervello che col cuore. Per Lloyd l’artista deve invece avere una grande sensibilità e affinare la tecnica con continuo allenamento».

Le loro strade infatti si dividono presto.

«Modigliani andrà via da Livorno e Lloyd lo immaginava a suo agio a discutere nei salotti parigini di “pittura-scultura”, argomenti lontani da Lloyd, per il quale il “Maestro” resterà sempre Fattori. Il Fattori non dei quadri di storia, ma quello delle predelline, dei piccoli paesaggi. Ad onor del vero bisogna ricordare però che Modigliani a Parigi non smise mai di disegnare, secondo l’insegnamento di Fattori».

Lloyd trova la sua poetica nella tradizione fiorentina?

«Sì per l’importanza del disegno e il richiamo a Giotto, Beato Angelico e Paolo Uccello, ai quali indicava di guardare non per imitarli nei soggetti, ma nelle intenzioni di sintesi. Questa è la strada che Lloyd, pittore del Novecento, sceglie di percorrere»

Parliamo allora della poetica di Lloyd.

«Lloyd è un pittore di paesaggi, la luce è l’elemento fondamentale, che cambia in base all’orario scelto, spesso indicato sul retro del quadro. Compito del pittore è fermare l’attimo in cui la luce gli trasmette un sentimento particolare. Questo non significa che la sua pittura sia di getto, ma l’artista nel suo studio deve riuscire a riprodurre quell’attimo mettendo alla prova la sua capacità tecnica».

La natura è quindi la protagonista?

«Sì, un grande amore per la Natura. I suoi quadri hanno un’incredibile senso di intimità: in tutti la luce illumina uno scenario fatto spesso di piccole e amate cose».

Come è strutturata la mostra?

«Anche la mostra vuole essere “intima”, per valorizzare le qualità delle opere di questo protagonista della pittura Toscana del Novecento. Pertanto ho scelto di costruire le sale per cronologie e per accostamenti di temi: l’albero, il giardino, le marine, soprattutto quelle dell’amata isola d’Elba, le barche, gli scorci fiorentini.. Spero di essere riuscita a far percepire gli occhiali con cui Lloyd guardava il mondo.»



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